Chimera:  quale è il limite?

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La chimera è secondo la mitologia un mostro composto intenzionalmente da parti provenienti da animali diversi.  Alla chimera  si attribuivano origini divine a confermare che la manipolazione genetica  non era consentita agli uomini. Oggi al termine chimera si affianca quello degli ibridi di laboratorio   ottenuti tra uomo e animale o tra uomo e macchina. Si tratta di avanzamenti tecnologici che consentono oggi all’uomo ciò che in origine era consetito solo agli dei. Non che quest’ultimi secondo il mito fossero immuni dal combinare pasticci e uno forse siamo proprio noi, ma alla manipolazione operata da uomini possiamo attribuire con certezza una notevole pericolosità. Sulla rivista Cell Reports, il gruppo dell’Hunter College di New York guidato da Paul Feinstein.  dichiara di aver prodotto un topo chimera caratterizzato da  un superolfatto. Il supertopo è capace di riconoscere a colpo sicuro uno specifico odore e troverà impiego militare nel riconoscere le mine o impiego civile nel riconoscere alcune malattie. Ovvio che il topo chimera possiede un rilevante valore commerciale e bellico. La questione più grave è però averlo ottenuto modificando il suo Dna con geni umani.

Il topo dal superolfatto è pertanto un ibrido uomo animale anche solo per via del potente naso. La questione è però maggiormente complessa di quel che si immagina. L’olfatto è uno dei cinque sensi, che non funzionerebbe certo senza aree destinate nel sistema nervoso centrale a percepire e decondificare tale compito. Il naso dei mammiferi contiene una serie di cellule nervose sensoriali, ognuna delle quali è destinata ad interagire con il cervello al fine di produrre funzione. Al supertopo non si è umanizzato solo il naso ma una parte del cervello. I ricercatori hanno “smanettato” tanto a lungo introducendo geni umani  nel topo. fino a quando si è prodotto una aumento della funzione biologica e delle facoltà cerebrali  atte a di gestirla. Le chimere sono attualmente prodotte e brevettate nei laboratori di mezzo mondo e rappresentano presumilmente un business enorme oltre che un notevole potere.

Le problematiche implicate sono però comunque considerevoli e sebbene si corra il rischio di fare un vano esercizio della logica, tuttavia conviene considerarle con attenzione. La prima problematica è la scarsa considerazione degli interessi implicati nelle chimere  riguardo il funzionamento cerebrale. Il modello  proposto dal ricercatore che ha fabbricato il topo è francamente infantile. Il cervello non funziona per comportimenti stagni, ma per connessioni infinite peraltro plastiche, da cui il termine neuroplasticità. Questo implica che è difficile immaginare che modificare  l’olfatto del topo con geni umani, possa fermarsi al solo olfatto. Dalle aree del cervello deputate all’olfatto si ramificano infinite interconnessioni con il restante sistema nervoso delle quali non si conoscono bene le conseguenze. Pertanto è difficile immaginare che una chimera resti limitata alla sola funzione per la quale la si è “creata”.

La seconda problematica è la definizione di quel limite nell’innesto di DNA umano nel corpo di animale per il quale si può ancora valutare l’ibrido prodotto come non umano.  I dati relativamente sono piùttosto sconfortanti se si riflette che tra uno scimpanzè e un Homo sapiens ci sono pochi punti percentuali di differenze genetiche. La mente vacilla nell’afrontare tali problemi, ma il commercio e gli interessi militari risolvono la  questione semplicemente ignorandoli. Occore un salto di consapevolezza che renda tutti edotti sul fatto che il pianeta è un unico grande organismo nel quale l’equilibrio tra le parti che lo compogono, ha impiegato miliardi di anni per determinarsi. La produzione di chimere con superpoteri rappresenta una violazione preoccupante di tale equilbrio dalle conseguenze  non prevedibili, ma certamente non degne di ottimismo alcuno.