Dislessia nei bambini

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La dislessia è un disturbo emergente, almeno nella giusta attenzione che merita. La dislesssia consiste nella difficoltà che hanno i soggetti colpiti a leggere  e di conseguenza comprendere quello che leggono. La dislessia non è un problema legato all’intelligenza, perchè implica esclusivamente solo un settore particolare delle abilità intellettive. I  bambini che ne soffrono non sono pertanto in ritardo rispetto ai coetanei se non in una unica abilità. La dislessia, ostacola la capacità di lettura perchè non consente di individuare lettere, sillabe e parole e collocarle accanto ad un significato. La dislessia comporta come conseguenza problemi di scrittura, disturbi dell’attenzione e discalculia. Queste conseguenze dipendono però dalla gestione del bambino dislessico e non dalla sua condizione primaria.  Secondo i dati forniti da Diyslexia International  al mondo ci sarebbero circa 700 milioni di persone affette, pari al 10% della popolazione. Un bambino su dieci potrebbe essere affetto da dislessia.   Secondo altri studi la dislessia riguarderebbe il 3% della popolazione, consentendo di presuppore che la realtà possa essere un numero tra il 3% e il 10% della popolazione, pertanto certamente un numero rilevante.

La decodifica dei segni e simboli scritti nel bambino con dislessia evidenzia una diversità di funzionamento cerebrale, di tipo sia qualitativo che quantitativo, che diviene malattia solo in un contesto nel quale dalla corretta scrittura, deriva la comprensione del mondo nel quale si è inseriti.  Dal monitoraggio dell’attività cerebrale durante l’apprendimeno, sono state riscontrate nei bambini con dislessia risposte elettriche cerebrali  diverse, che evidenziano l’utilizzo di strategie cognitive qualitativamente differenti.  Il cervello di questi bambini dispone di un talento a comprendere il mondo in altro modo. Il cervello del bambino con dislessia cui viene assegnato un compito di lettura è quindi in grado di compensare le difficoltà utilizzando delle vie alternative, utilizzate certamente nel trattamento, Questa vie alternative  sono però di notevole interesse anche per studiare per quale applicazioni sarebbero state selezionate dalla evoluzione. Non si può infatti presuppore che un numero tanto rilevante di bambini con dislessia possa essere un errore della natura. Gli errori nella evoluzione biologica non si propagano, ma si estinguono.

Appare pertanto evidente che i bambini dislessici, pur necessitando aiuto per l’acquisizione e gestione del linguaggio, possiedano capacità maggiori in altri settori necessariamente da studiare. Solo le inadeguatezze educative inducono nel bambino dislessico lo status di malato. Se si conoscessero le capacità maggiori per il quale il dislessico è programmato, si potrebbe avanzare nella giusta valorizzazione di questi bambini.  La storia dell’uomo dai suoi precursori al sapiens è caratterizzata prima dalla comporsa di un linguaggio poi dalla sua elaborazione in forma scritta. Il vantaggio della comunicazione scritta è certamente il superamento dei limiti posti dalla durata della vita stessa. Informazione commutata in suono può viaggiare infatti per bocca-orecchio attraverso le generazioni e ancor di più questo può, la forma scritta di questo linguaggio. L’acquisizione di un linguaggio e della sua forma scritta ha però ha disattivato le forme più intuitive dell’informazione ovvero quelle che hanno dominato la maggior parte dello sviluppo cerebrale precedente all’homo sapiens. Si può pertanto presupporre che una parte della popolazione umana attuale possa avere aree cerebrali ancora disponibili a ricevere eleaborare e gestire informazioni senza ricorrere al linguaggio. Se cosi fosse i bambini con dislessia, oltre che aiutati correttamente nell’acquisizione del linguaggio, potrebbero rappresentare una opportunità per tutti gli altri, se si riuscisse a valorizzare il loro vero talento.